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Gli anni trenta

Con l’esposizione internazionale delle arti decorative tenutasi a Parigi nel 1925 si apre un’epoca nella quale conviveranno nel campo del design linguaggi profondamente diversi.
Questo fu soprattutto il momento nel quale si va definendo una nuova figura di progettista: quella del designer, che per la sua specificità poteva anche non appartenere al mondo della cultura architettonica.
La suggestione per l’espressività dei materiali e dei procedimenti industriali ebbe grande influenza sul progetto dei mobili degli architetti appartenenti al Movimento Moderno come Le Corbusier, Ludwig Mies van der Rohe, ma anche altri, come René Herbst, Jean Prouvé, che pur non appartenendo a questo movimento, ne subirono la suggestione. Nascono così mobili dalla rigorosa applicazione dei procedimenti industriali, come la sedia in alluminio di Hans Corey. Mentre, stranamente, altri mobili che sono sempre considerati delle icone della modernità, come quelli di Le Corbusier o la poltrona Barcellona di Mies van der Rohe, nulla hanno a che fare con la produzione industriale, proprio contrariamente ai mobili disegnati da Marcel Breuer, Giuseppe Terragni, Pietro Chiesa, Gabriele Mucchi. Ma, ci sono stati anche progettisti scandinavi come Erik Gunnar Asplund, o italiani come Gio Ponti, che sono rimasti fedeli all’espressività dei procedimenti artigianali e dei materiali tradizionali.

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